| Gen 29, 2025

Il nuovo ruolo del commercialista con il futuro dell’AI

Intervista a Roberto Pasquini, commercialista, founder di Commercialista Telematico
di Mario Alberto Catarozzo, Direttore 4cPortal.ai

Abstract

In questa intervista esclusiva, Roberto Pasquini, fondatore di Commercialista Telematico, delinea un quadro illuminante sul futuro della professione contabile nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Attraverso un’analisi approfondita, emerge come l’AI stia trasformando radicalmente non solo gli aspetti operativi della professione, ma anche il ruolo stesso del commercialista nel panorama economico italiano.

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Come stanno cambiando le competenze richieste ai commercialisti italiani nell’era dell’Intelligenza Artificiale, in particolare rispetto all’automazione delle attività tradizionali come la contabilità di base e la compilazione delle dichiarazioni fiscali?

Negli studi dei commercialisti l’AI ha fatto il suo ingresso, magari non proprio in tutti gli studi perché qualche commercialista non percepisce ancora l’utilità che essa può portare. Dove inizia ad essere utilizzata, però, la modalità del lavoro sta gradualmente cambiando.

Gradualmente, perché – in generale – si è alla ricerca dello strumento migliore tra i tanti sul mercato, tra le tante “intelligenze” disponibili, lo strumento migliore, più adatto, per migliorare la propria attività. In ogni caso, già tanti commercialisti hanno iniziato a tradurre in pratica l’AI e sto notando che chi lo fa ottiene un ottimo gradimento nei confronti dei propri clienti. Arrivo, così, subito alla conclusione che già ora l’uso dell’AI permette un salto di qualità nei confronti del percepito da parte del cliente di Studio.

Per ciò che attiene alle attività tradizionali, come la contabilità di base e le dichiarazioni dei redditi, già da tempo tutti gli studi commerciali utilizzano gli automatismi permessi dai vari software di contabilità; e se si registra bene la contabilità, pressoché in automatico viene predisposta la dichiarazione dei redditi. Naturalmente, mi sto riferendo alla compilazione della dichiarazione per situazioni standard di contabilità, non a tutto l’insieme della dichiarazione dei redditi, che molto spesso è davvero complessa. In merito alle registrazioni di contabilità, invece, è già in atto una sorta di rivoluzione: man mano che gli studi si avvalgono di software di contabilità che utilizzano l’AI (le software house più importanti hanno iniziato) il lavoro dei contabili si sta modificando: prima occorreva aprire ogni singola fattura e imputare “a mano” i dati, ora invece è il software che automaticamente analizza e registra le fatture e il compito dei contabili è cambiato: ora – gradatamente – non si registrano più a mano i movimenti, ma il lavoro è diventato quello di controllare che gli automatismi abbiano funzionato bene e quindi che il risultato finale sia corretto. Quindi, di base, l’AI non elimina la presenza dei contabili, ma gli cambia funzione: dall’imputazione dei dati si passa al controllo di ciò che viene fatto in maniera automatica dal sistema.

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Nel contesto della consulenza aziendale evoluta, in che modo gli strumenti di AI predittiva possono supportare il commercialista nell’offrire servizi di pianificazione strategica e analisi finanziaria più sofisticati ai propri clienti?

Il ruolo del commercialista non è (solo) quello di aggiornare la contabilità, bensì di aiutare l’azienda nella crescita: affiancare l’imprenditore e aiutarlo a prendere decisioni strategiche. Una delle modalità per aiutarlo è interpretare i dati. Ebbene, questa fase che stiamo vivendo è la fase dove i dati sono diventati centrali! Magari lo sono sempre stati nelle grandi/grandissime aziende, ora anche quelle medio/piccole apprezzano il commercialista che sa come interpretare i dati, che li predispone in base alle singole necessità aziendali e li mostra in maniera semplice e leggibile direttamente all’imprenditore, che (anche dal suo smartphone) se li studia e può elaborare nuove strategie con la consapevolezza dei numeri.

Il ruolo dell’AI predittiva è di grandissimo aiuto, per esempio. Consente di elaborare in pochi attimi i dati e permette quindi di ottimizzare il lavoro. Permette, ad esempio, di predisporre relazioni esplicative; è di grande supporto per la pianificazione strategica e analisi finanziaria, strumenti che ormai tutte le aziende (escluse le piccolissime) richiedono al commercialista che quindi non può permettersi di rimanere indietro, di non conoscere l’AI. I cosiddetti software predittivi sono già presenti sul mercato e ho già potuto utilizzarli per analizzare, ad esempio, in quale località è più opportuno avviare una nuova attività; l’AI è in grado di fornire informazioni precise, suggerendo la migliore città in cui insediarsi, la specifica posizione in una città individuata, alla luce ad esempio della popolazione residente nel quartiere, dell’età dei residenti, del numero di uomini e donne residenti, delle attività concorrenti, dei costi degli affitti nella singole posizioni, della disponibilità di locali, della vicinanza a luoghi strategici, e quant’altro.

Tutto questo che vi sto raccontando, in questo periodo di incredibile evoluzione, mi fa tornare in mente il motto di Commercialista Telematico, sempre attualissimo anche con l’ingresso dell’AI: “Apprendere è come remare contro corrente: se ci si ferma si torna indietro”. Quindi, guai a fermarsi! Si esce dal mercato!
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Quali sono le principali preoccupazioni della categoria rispetto all’adozione dell’AI, considerando aspetti come la responsabilità professionale, la privacy dei dati dei clienti e la necessità di mantenere un elevato standard qualitativo delle prestazioni?

Grazie all’esperienza di Commercialista Telematico ho il piacere di confrontarmi spesso con tantissimi colleghi e noto che le preoccupazioni rispetto all’adozione dell’AI. sono molto forti solo nelle persone che rifiutano mentalmente l’approccio all’Intelligenza Artificiale, oppure temono di non saperla gestire, di non saperla utilizzare. Come abbiamo già detto più sopra, l’AI consente di aumentare la qualità professionale dei servizi dei commercialisti, questo secondo me deve essere il principio di base da cui partire.

Chiaramente, è possibile anche l’uso distorto della stessa, lo so… ma anche l’uso di Internet può essere distorto, l’uso di qualunque strumento “moderno” può portare ad usi distorti; non sottovaluto assolutamente le problematiche privacy e di responsabilità professionale, ma non voglio pensare di limitare l’utilizzo dell’intelligenza negli studi commerciali per la preoccupazione degli usi distorti. Useremo le nuove modalità ponendo la massima attenzione alla privacy ed alla responsabilità professionale!

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Come si sta evolvendo il rapporto con i clienti alla luce dell’integrazione dell’AI negli studi professionali? In particolare, come bilanciate l’efficienza garantita dall’automazione con il valore aggiunto della relazione personale?

I clienti apprezzano tantissimo il commercialista che sa utilizzare i nuovi strumenti e mette a disposizione le sue conoscenze per affiancare gli imprenditori e aiutarli a far crescere l’azienda. Mai avuto modo di percepire atteggiamenti diversi. L’utilizzo dell’AI apre grandi opportunità ai commercialisti! L’efficienza garantita dall’automazione apre le porte, perché in qualche modo tranquillizza il cliente imprenditore circa le capacità del professionista e consente di conseguenza di migliorare la relazione professionale. Ovviamente, poi occorre dimostrare le proprie qualità professionali! Quindi maggiore uso dell’AI, uguale migliori relazioni personali con i clienti!

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Guardando al futuro della professione nei prossimi 5-10 anni, quale ruolo immagina per il commercialista italiano nell’ecosistema digitale, considerando l’evoluzione dell’AI e l’emergere di nuove tecnologie come blockchain e smart contracts?

Nel futuro, nei prossimi cinque-dieci anni, immagino per i commercialisti una continua riduzione delle richieste di assistenza contabile da parte dei clienti imprenditori e pertanto riduzione sostanziale dell’attività dedicata alla predisposizione delle contabilità e degli adempimenti fiscali collegati; immagino, invece, una crescita dell’attività di consulenza da parte del commercialista rivolta verso settori che daranno molte più soddisfazioni professionali.

Ho in mente una immagine (peraltro facilmente creabile con l’A): vedo il commercialista non nel proprio studio, ma al tavolo riunioni presso la sede dell’azienda, che mostra all’imprenditore i dati da lui elaborati e insieme a lui immagina e studia nuove strategie e nuovi obiettivi aziendali. Quindi non più in ufficio per la contabilità, ma in ufficio solo per preparare ed analizzare i dati.

Il commercialista dovrà essere capace di muoversi con gli strumenti messi a disposizione dall’AI, conoscere anche – come mi hai indicato nella domanda – strumenti quali la blockchain e smart contract , anch’essi stanno sempre più prendendo piede e occorre conoscerli, così come le critptoattività in generale. Consiglio, pertanto, ai professionisti un po’ restii, di frequentare corsi per imparare ad utilizzare le varie “intelligenze”.
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Immagino un incremento dell’attività dedicata al controllo della gestione, del controllo dei cosiddetti “adeguati assetti” nell’ambito delle necessità imposte dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza, ma anche l’affiancamento delle imprese nell’ottica della sostenibilità ambientale, sociale e della governance aziendale (un tema che ritengo avrà una notevole espansione), oppure, per restare nel mondo fiscale, un incremento della consulenza nell’ottica dell’adempimento collaborativo delle aziende con l’Agenzia Entrate: il Tax Control Framework, un nuovo approccio fiscale che permette alle aziende di non temere più i controlli a posteriori del Fisco perché l’accordo lo si trova fin dall’inizio, fin dalla nascita del “dubbio fiscale”, evitando così preoccupazioni, paure di sanzioni sia amministrative che penali, riduzione dei tempi di decadenza dell’azione di controllo da parte dell’Agenzia. In merito a questo mi permetto di segnalare i webinar organizzati da Commercialista Telematico, sempre attento a fornire ai colleghi strumenti di lavoro aggiornati, e di cui si può trovare sul sito il calendario www.commercialistatelematico.com.

Vedo le aggregazioni attualmente favorite da due grandi opportunità:

  • quelle offerte dalla tecnologia, che permette senza problemi di lavorare a distanza e quindi consente aggregazioni con grandi realtà anche a professionisti aventi sede in piccoli e piccolissimi paesi,
  • quelle offerte dai nuovi chiarimenti legislativi, che hanno confermato ciò che il collega Dario Deotto – lo Studio DeottoLovecchio & Partner, è nato proprio per supportare le aggregazioni di professionisti, tra le altre cose – sosteneva già da anni e cioè che il conferimento di studi professionali in STP non rappresenta emersione di plusvalenze tassabili, come invece sosteneva l’Agenzia delle Entrate.

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In definitiva, vedo un futuro roseo per gli studi commercialisti che sapranno stare al passo con i tempi, con le nuove tecnologie, che sapranno aggregarsi tra loro, possibilmente anche con altri professionisti di settori diversi, quali quello del lavoro, legale, notarile, allo scopo di offrire al cliente un servizio di qualità a 360 gradi.

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