INTERVISTE

| Mar 7, 2025

Intelligenza artificiale e fotografia: evoluzione o rivoluzione?

Intervista a Walter Guadagnini, Direttore Artistico di CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia
di Redazione 4cAi

Abstract

La fotografia per quasi due secoli ha detto le più grandi verità e le più grandi menzogne della storia: con l’avvento dell’intelligenza artificiale che sta già cambiando tanto il modo di fare arte quanto le modalità di fruizione, cosa cambierà? In questa intervista il punto di vista di Walter Guadagnini, Direttore Artistico di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

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Come l’intelligenza artificiale sta entrando anche nel mondo della fotografia? Quali sono le sue applicazioni?

Bisogna anzitutto partire dal principio che con il termine di fotografia si intendono immagini prodotte da uno stesso strumento ma destinate a usi diversissimi tra loro. Per rispondere a questa domanda è dunque opportuno fare almeno una distinzione di base tra una fotografia intesa come mezzo di produzione artistico e una fotografia intesa come mezzo di comunicazione, come testimonianza del reale. È chiaro che già nella definizione di questo secondo aspetto si trova il vero nucleo della questione, vale a dire il rapporto con la realtà e quindi con l’attendibilità dell’immagine fotografica. Ora, per essere estremamente sintetici, sino ad oggi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito fotografico può essere considerato come un’evoluzione, tutto sommato ancora lineare, delle tecnologie di manipolazione dell’immagine che da sempre accompagnano lo sviluppo della fotografia, letteralmente sin dalle sue origini. Si tratta insomma di un processo di semplificazione, velocizzazione e miglioramento dei risultati in termini di credibilità di tutte quelle tecniche che – per restare vicino ai giorni nostri – sono seguite alla nascita di Photoshop alcuni decenni fa. In questo senso, anche il dibattito non appare molto differente, e le risposte che vengono proposte agli evidenti rischi insiti in questa tecnologia ripercorrono sentieri già tracciati, dalle dichiarazioni di origine dell’immagine alle raccomandazioni sull’educazione alla lettura delle immagini. È chiaro che in ambito artistico tutto ciò è estremamente relativo – con una battuta, cosa ha sempre fatto la pittura se non inventare mondi? -, mentre in ambito comunicativo i temi sono più complessi e pieni di trappole, ma il punto centrale mi pare sia quello relativo alle origini del processo, non ai risultati. Da questo punto di vista, alcuni artisti hanno già cominciato ad affrontare queste tematiche, penso ad esempio a un autore come Trevor Paglen, che si muove tra teoria e produzione, e che già un paio di anni fa in occasione di una sua mostra al Barbican Centre di Londra ha posto in primo piano queste questioni, invece di baloccarsi con pur divertenti giochi tecnologici..

L’AI e le nuove tecnologie stanno cambiando non solo il modo di fare arte ma anche la sua fruizione. Quali sono i principali trend che osservate? Nel vostro spazio espositivo avete già sperimentato in questo senso?

Non ancora, stiamo iniziando ora a riflettere su questo punto e sulle sue applicazioni. Senza ombra di dubbio tutto quello che appartiene all’ambito della divulgazione, dell’educazione, non può che ricevere da queste nuove tecnologie impulsi straordinari. O, per meglio dire, impulsi che oggi consideriamo straordinari ma che sono convinto che tra pochi anni diventeranno invece ordinari, con indubbi benefici anzitutto per il pubblico. Certo, cambieranno i modi di fruizione in generale, ma questo è quello che è sempre accaduto nella storia delle immagini. Semplificando ancora, l’idea di “quadro” è un’idea altrettanto rivoluzionaria, anche se a noi sembra appartenere alla più antica delle tradizioni. Per non dire appunto della fotografia: alla sua nascita ha dato il via a una serie di considerazioni praticamente identiche a quelle che stiamo facendo noi intorno alle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Per il momento, insomma, almeno per le informazioni diffuse alla massa di cui facciamo parte, Hal 9000 [il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery e il principale antagonista del film 2001: Odissea nello spazio, ndr] non sembrerebbe avere ancora iniziato a prendere il comando delle operazioni..

L’intelligenza artificiale facilita la manipolazione delle immagini, sollevando questioni di autenticità. Come pensa che questo influirà sulla percezione pubblica della fotografia come mezzo di documentazione?

Come dicevo sopra, questo è un tema vecchio come la fotografia. Certo, più la manipolabilità è facile, più i risultati sono credibili, più è necessario maneggiare le immagini con cautela, ma ritengo che questo tema non rappresenti la vera novità tra le questioni sollevate dall’IA. Anzi, forse è proprio il contrario, forse è il caso di vederne l’aspetto positivo: oggi che, semplicemente con uno smartphone, è possibile modificare qualsiasi fotografia scattiamo, siamo tutti più coscienti che la fotografia non è lo specchio della realtà, ma è una sua rappresentazione o, in molti casi, la sua invenzione. Questo, che oggi per tutti è un assunto scontato, fino a qualche decennio fa era una riflessione riservata agli specialisti, e nemmeno a tutti. La fotografia per quasi due secoli ha detto le più grandi verità e le più grandi menzogne della storia, niente di nuovo sotto il sole, continuerà a raccontare verità e a raccontare bugie – più o meno innocenti. Il cambiamento vero non è dunque nella manipolazione, ma nella generazione delle immagini: solo che a questo punto forse non è più opportuno parlare di fotografia, almeno per la definizione che abbiamo sempre dato di questa tecnica, bisogna inventarsi un altro nome..

Come immagina il futuro della fotografia tra 10 o 20 anni con l’AI che continuerà a evolversi? Che ruolo intende avere CAMERA in questo percorso?

La fotografia assumerà al proprio interno le novità proposte dall’evoluzione tecnologica, come ha sempre fatto, e le riproporrà in forme sempre nuove, a oggi, almeno per me, inimmaginabili. CAMERA è da sempre attenta a quello che accade fuori dalle sue mura, cerca di esserne non un’eco ma un elaboratore, un centro di pensiero. Non il riflesso della realtà ma la riflessione sulla realtà, questo ha tentato di essere CAMERA in questi suoi primi dieci anni di vita: per i prossimi dieci, però, chiedete a chi è nato almeno insieme al World Wide Web…

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