Intervista a Enrico Ferraris, Responsabile Product Privacy & Ethics PagoPA
INTERVISTE
Intelligenza Artificiale e Professioni: una sfida tra Tecnologia e Umanesimo
Abstract
Per comprendere meglio l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul futuro delle professioni, in particolare quella del commercialista, abbiamo intervistato Dario Deotto, commercialista, socio fondatore dello studio Deotto Lovecchio e autorevole voce nel panorama della fiscalità italiana.
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È giusto, secondo Lei, temere l’Intelligenza Artificiale e l’impatto che potrà avere sul mondo del lavoro?
Non temo l’Intelligenza Artificiale in sé, ciò che mi preoccupa maggiormente è la trasformazione dell’uomo in macchina. Questo mi spinge verso riflessioni profonde che riecheggiano il pensiero di filosofi come Heidegger, Severino e Irti, i quali hanno lungamente analizzato il rischio della proceduralizzazione dell’essere umano nell’era tecnologica.
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Come si sta evolvendo l’utilizzo dell’AI nell’ambito della professione del commercialista?
L’Intelligenza Artificiale sta già dimostrando la sua efficacia in diversi ambiti della nostra professione. Prendiamo ad esempio l’attività autorale: oggi gli articoli meramente descrittivi, che rappresentano circa l’80% della produzione nel nostro settore, potrebbero essere tranquillamente redatti da un’AI. Il Washington Post ha già dimostrato questa possibilità pubblicando centinaia di articoli generati artificialmente, senza che i lettori se ne accorgessero.
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Quali sono le applicazioni concrete dell’AI nella pratica professionale quotidiana?
Le possibilità sono molteplici: dalla redazione di ricorsi alla stesura di pareri, fino alle attività più esecutive come la gestione della contabilità. Numerose software house stanno già implementando gradualmente funzionalità di AI nei loro prodotti. È un processo inevitabile che cambierà radicalmente il modo di fare professione.
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Ai e capacità creative: cosa ne pensa?
È questo un aspetto particolarmente interessante che emerge quando si affronta il tema dei limiti dell’AI; fino a poco tempo fa pensavo che l’attività creativa fosse una prerogativa umana inattaccabile. Mi sono dovuto ricredere: l’AI sta dimostrando capacità sorprendenti anche in ambiti creativi, dalla letteratura alla musica, dal cinema all’arte.
Questo significa che i professionisti rischiano di essere sostituiti dall’AI?
Il rischio sostituzione esiste ed è concreto, ma va gestito con intelligenza. È interessante notare come la recente legge di bilancio abbia introdotto l’IRES premiale, che incentiva gli investimenti tecnologici a patto che non diminuiscano le spese per il personale. È un segnale importante: la tecnologia deve essere un alleato per potenziare le capacità umane, non per sostituirle.
La riflessione del Dott. Deotto che abbiamo incontrato per questa intervista si spinge oltre gli aspetti tecnici, toccando le radici etimologiche della parola “anthropos“, che in greco antico significa “colui che guarda in alto, che si meraviglia“. “Molti professionisti, commercialisti e avvocati, sono diventati ‘mezzi della tecnica’, sempre a testa bassa” – commenta Deotto. “L’Intelligenza Artificiale, paradossalmente, potrebbe aiutarci a tornare ad essere veramente ‘anthropos’, permettendoci di dedicare più tempo al pensiero creativo e strategico.”
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Qual è allora Il futuro della professione secondo Lei?
Siamo in un’epoca di disintermediazione. Il professionista che si limita a fare da intermediario tra il fisco e il cliente rischia di diventare obsoleto. È fondamentale tornare a svolgere un’attività genuinamente intellettuale, non limitandosi al ruolo di mero esecutore.
L’intervista con Deotto ci porta a una riflessione profonda sul futuro delle professioni nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Non si tratta semplicemente di adattarsi a nuovi strumenti tecnologici, ma di ripensare completamente il ruolo del professionista nella società contemporanea. La vera sfida non è resistere all’avanzata dell’AI, ma utilizzarla come catalizzatore per riscoprire e valorizzare le qualità più autenticamente umane della professione.
La tecnologia deve diventare lo strumento attraverso cui il professionista può liberarsi dalle attività ripetitive e meccaniche per concentrarsi su ciò che davvero conta: l’analisi critica, il ragionamento strategico, la consulenza di alto livello. Solo così potrà emergere quello che potremmo definire un nuovo umanesimo professionale, dove l’Intelligenza Artificiale non sostituisce l’uomo, ma ne potenzia le capacità permettendogli di esprimere al meglio la propria natura di essere pensante e creativo.
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L’IRES Premiale: innovazione e occupazione a confronto
La recente introduzione dell’IRES premiale rappresenta un interessante esempio di come il legislatore stia cercando di gestire la transizione tecnologica.
La misura prevede agevolazioni fiscali per gli investimenti in tecnologia 4.0 e 5.0, subordinandole al mantenimento dei livelli occupazionali.
È un tentativo concreto di bilanciare innovazione tecnologica e tutela del lavoro umano, tema centrale nel dibattito sulla digitalizzazione delle professioni.
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Il fenomeno della disintermediazione sta interessando numerosi settori professionali. Nel campo fiscale, il rischio è particolarmente evidente:
- Da un lato, l’automazione dei processi rende sempre più accessibili servizi un tempo prerogativa esclusiva dei professionisti.
- Dall’altro, la crescente complessità normativa richiede competenze sempre più specialistiche e strategiche.
“La chiave per il futuro sta nella capacità di evolvere da semplici intermediari a consulenti strategici, capaci di fornire un valore aggiunto che vada oltre la mera esecuzione di procedure standardizzate”, conclude Deotto.
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