APPROFONDIMENTI

| Ott 13, 2026

Il Cavallo di Troia è già entrato?

Abstract

Le Direzioni legali stanno portando in casa una parte crescente del lavoro, e lo fanno con le stesse piattaforme di AI che gli studi usano, alimentano e talvolta promuovono. L’articolo segue la catena del valore anello per anello: i numeri del mercato, il ruolo di Harvey e Legora, i costi di chi ha scelto di costruire in casa. Arriva così alla domanda decisiva per ogni Studio: di chi è l’AI su cui lavora, e chi ne controlla il valore.

Le Direzioni legali portano il lavoro in casa con le piattaforme che gli studi legali hanno contribuito a sviluppare e contribuiscono a evolvere e promuovere. Quali sono le conseguenze?

Shell punta a ridurre di circa il 40%, in tre anni, la spesa della propria funzione legale1. Le leve indicate sono tre: riduzione dell’organico, meno consulenza esterna e più automazione basata sull’intelligenza artificiale. Per uno studio, la seconda leva è il problema. La terza è il veicolo con cui il problema arriva.

Non è un caso isolato, ed è questo che dovrebbe preoccupare ogni managing partner. Nello stesso servizio del Financial Times, l’assicuratore australiano IAG riferisce di aver automatizzato, almeno in parte, più della metà delle 1.500 pratiche legali esaminate in sei mesi e di controllare con software di AI le circa 50.000 parcelle che riceve ogni anno dagli studi: in poco più di un anno il ritorno sull’investimento ha superato l’800%, calcolato soprattutto sul taglio delle spese legali esterne2. Il cliente non sta chiedendo sconti. Sta ridisegnando il perimetro di ciò che compra fuori.

Il punto più scomodo, però, è un altro. Gli strumenti con cui le aziende fanno a meno degli studi sono, in buona parte, gli stessi che gli studi usano, alimentano e talvolta contribuiscono a vendere. Vale la pena guardare la catena per intero, anello per anello.

Il valore si sposta, e non verso gli studi

I numeri non raccontano una crisi dei servizi legali. Raccontano uno spostamento di valore. Secondo Straits Research, il mercato globale dei servizi legali varrà circa 1.120 miliardi di dollari nel 2026 e crescerà del 4,7% l’anno fino al 20343.

Il legal tech corre a un’altra velocità. Mordor Intelligence lo stima in crescita da 38,7 a 72 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2031: +13,2% l’anno, quasi il triplo4. E, tra gli utilizzatori finali, il segmento più veloce non sono gli studi, che pure restano il primo mercato con circa il 55% della spesa. Sono le Direzioni legali, con una crescita del 14,6% l’anno.

In valore assoluto, pur con perimetri non del tutto omogenei, la spesa in legal tech equivale a circa il 3-4% del valore dei servizi legali5. Ma la spesa marginale dice dove va il mercato. Ogni euro che un’azienda investe in tecnologia legale è, almeno in parte, un euro che non arriverà in parcella.

Secondo una survey di Deloitte Legal su 121 responsabili di Direzioni legali, queste ultime si aspettano che l’AI consenta di risparmiare o automatizzare in media il 28% del proprio lavoro nei prossimi due o tre anni6. È verosimile che non si tratti del lavoro di frontiera, ma del volume: quello che da decenni tiene in piedi la piramide di molti studi.

Il cliente porta il lavoro in casa

Il caso Shell è la punta di un iceberg ben misurato. Secondo la survey ACC/Everlaw (ottobre 2025) su 657 giuristi d’impresa in 30 Paesi, il 64% si aspetta di dipendere meno dagli studi grazie alla GenAI7. Tra i rispondenti statunitensi, un anno prima la quota era del 58%.

Le aree candidate all’internalizzazione non sono solo quelle prevedibili. Redazione (78%), gestione contrattuale (71%) e ricerca (62%), certo. Ma compaiono anche il supporto a M&A e due diligence e l’e-discovery nel contenzioso, entrambi al 29%8.

Il dato che dovrebbe far riflettere di più è un altro. Solo il 24% delle Direzioni legali è soddisfatto di come gli studi stanno usando l’AI per contenere i costi, e il 61% intende spingere per cambiare modalità di erogazione e prezzo9. Il cliente non chiede uno studio che usa l’AI. Chiede un’AI che si veda in fattura.

Gli strumenti per fare da sé, intanto, ci sono già. Secondo i dati diffusi dalla società, Harvey è in uso presso cinque aziende del Fortune 10; a settembre ha raccolto 550 milioni di dollari a una valutazione di 15,5 miliardi10. La missione dichiarata è aiutare studi, Direzioni legali e società di consulenza a «costruire e possedere la propria intelligenza». Teniamo a mente questa frase: è il cuore della questione.

Il paradosso: sono gli studi ad aprire la porta

C’è un dettaglio che il dibattito sull’AI legale tende a rimuovere. Harvey e Legora non sono entrati nelle aziende da soli. In alcuni casi documentati, ci sono entrati anche attraverso studi e società di consulenza.

Il primo canale è il know-how. A&O Shearman ha sviluppato con Harvey agenti AI che incorporano l’esperienza dei propri senior nell’analisi delle notifiche antitrust, nella cybersecurity, nella costituzione di fondi e nella revisione dei finanziamenti. Li usa internamente e ha annunciato di volerli vendere anche ai clienti e ad altri studi, con una ripartizione dei ricavi con Harvey11.

Non è un caso isolato. Linklaters ha esteso Legora a tutto lo studio nel 202512, Slaughter and May ha fatto lo stesso con Harvey nel 202613. E, secondo la stessa Harvey, l’80% degli studi dell’Am Law 100 usa la sua soluzione, contro il 42% dell’agosto 202514.

Il secondo canale è la distribuzione, anche attraverso le reti di consulenza. Deloitte Legal accompagna le Direzioni legali dal progetto pilota all’adozione su larga scala di Legora, costruendo workflow pronti all’uso sulla piattaforma15. Per Legora, secondo Global Legal Post, l’accordo promette una cosa precisa: accesso alla base clienti corporate di Deloitte16.

Il risultato è un circolo che si autoalimenta. Anche quando i fornitori escludono l’addestramento dei modelli sui dati dei clienti, come dichiarano Harvey e Legora17, gli studi portano metodo e casi d’uso (workflow, agenti co-progettati, feedback d’uso); la piattaforma migliora; le aziende la comprano. Il rischio è che il know-how degli studi diventi lo strumento che consente ai clienti di fare a meno… di loro.

Da fornitori a concorrenti?

La stessa piattaforma, oggi, sta su entrambi i lati del tavolo. Lo studio carica template, precedenti e playbook. L’azienda acquista la stessa tecnologia, ottimizzata anche grazie all’apporto degli studi, e fa in casa ciò che prima affidava fuori.

Poi ci sono le persone. Nel 2026 Harvey ha assunto come «legal innovation partner» Tara Waters, ex partner di Ashurst, insieme a Farrah Pepper, tra gli artefici dell’iniziativa Legal Data Intelligence, e a Joe Marando, proveniente da Fasken18. Poche settimane prima era arrivato Joe Cohen da Charles Russell Speechlys19. Il loro compito è affiancare i vertici di studi e Direzioni legali nel ripensare modelli di servizio e di business.

Un dettaglio merita attenzione. Waters aveva aiutato Ashurst a introdurre Harvey20; Cohen aveva guidato la selezione e il rollout di Harvey in Charles Russell Speechlys21. Chi ha portato la piattaforma dentro gli studi oggi siede dall’altra parte del tavolo.

Diventeranno studi legali? Qui serve cautela: ci sono norme, limiti e requisiti diversi da ordinamento a ordinamento.

Ma il punto non è l’abilitazione. È la catena del valore. Né Harvey né Legora dichiarano espressamente di voler diventare uno studio legale22. Entrambe, però, dichiarano di voler vendere il lavoro, non più il software. Winston Weinberg, CEO di Harvey, lo ha detto già nel marzo 2025: l’azienda sta passando «from just a seat-based company to actually selling the work», attraverso accordi di ripartizione dei ricavi con gli studi23. Un anno dopo, David Eckstein, CFO di Legora, ha indicato come obiettivo non i 40 miliardi di dollari del software legale, ma i mille miliardi dei servizi legali24. A giugno 2026 Legora ha tradotto l’intenzione in listino: il suo agente più evoluto non si paga più per utente, ma in base al lavoro che consegna25. In sostanza, la loro linea di business sembra ormai tracciata.

Chi controlla la piattaforma su cui lavorano studi e clienti controlla dati, flussi e, alla lunga, prezzo. È la questione del «Cavallo di Troia» posta da Elgar Weijtmans: i fornitori che guardano, senza clamore, al mercato dei servizi legali26. Non serve diventare uno studio per prenderne il posto. Basta diventare lo standard su cui il lavoro legale viene svolto, misurato e comprato.

Costruire in casa: quanto costa davvero

C’è chi ha già deciso di non affittare l’intelligenza dello studio. Due dei casi più citati, Kirkland & Ellis e Chiomenti, dicono molto anche su quanto costa farlo.

Voce Kirkland & Ellis Chiomenti · AsKey
Investimento 500 mln $ in 3-4 anni, di cui 100 mln nel 2026 significativamente superiore a 5 mln €, tra tecnologia e organizzazione
Persone 250 avvocati (circa 100 equity partner) coinvolti; oltre 180 tra ingegneri AI e data scientist interni ed esterni, di cui circa 50 operativi a giugno 2026 intera organizzazione, nel programma «Reshaping the Future»
Partner tecnologici Palantir (annunciato a giugno 2026) e altri partner non nominati; restano licenze di terzi Harvey e QuantumBlack (McKinsey), secondo Law.com
Tutela del know-how impegno dichiarato: i fornitori non potranno vendere a terzi quanto sviluppato, che resterà di proprietà dello studio ambiente proprietario, protetto e segmentato

Fonti: Reuters27, Financial Times28, Bloomberg Law29, Thomson Reuters Institute30, Legalcommunity31, Milano Finanza32.

Per Kirkland, i circa 100 milioni del primo anno valgono intorno all’1% di ricavi da 10,6 miliardi di dollari33. Secondo il Financial Times, sono finanziati con i ricavi e riducono, almeno nel breve periodo, gli utili distribuibili agli equity partner34. Pochissimi studi al mondo possono permetterselo; in Italia, nessuno a quella scala35.

Il caso Chiomenti è più vicino alla realtà italiana, e per questo più istruttivo. I managing partner Gregorio Consoli e Filippo Modulo hanno precisato che l’investimento è stato significativamente superiore ai cinque milioni e comprende, oltre alla tecnologia, la componente organizzativa36: selezionare e ordinare i contenuti, rivedere i processi, coinvolgere i professionisti, governare i dati.

C’è poi un dettaglio che il dibattito ha sottovalutato. Anche chi costruisce in casa si appoggia a partner tecnologici. Kirkland continua a usare strumenti di terzi e sviluppa con partner esterni, tra cui Palantir37; Chiomenti, secondo Law.com, ha lavorato con Harvey e QuantumBlack38.

La domanda vera, quindi, non è «costruire o comprare». È: con quale partner, a quali condizioni, e di chi resta ciò che si costruisce. Non a caso, l’elemento più interessante dell’operazione Kirkland non riguarda la cifra. Riguarda l’impegno, dichiarato dal chair Jon Ballis, per cui chi sviluppa non potrà vendere ad altri il risultato, che resterà di proprietà dello studio39.

La terza via: un’AI dello Studio, con un partner leale

Tra affittare la piattaforma di tutti e costruirne una da 500 milioni c’è una terza via. È lo schema di Kirkland e Chiomenti, reso sostenibile per uno Studio che non ha un reparto tecnologico e non intende crearne uno. È la proposta che abbiamo costruito con 4cAi, su tre principi.

Proprietaria. Il software si sviluppa sul metodo dello Studio, sui suoi modelli, sui suoi precedenti. È indipendente da Harvey e Legora, e il know-how resta dello Studio: non fa crescere un prodotto venduto a concorrenti e clienti ma un prodotto che viene utilizzato solo per i propri clienti o, se lo Studio lo decide, direttamente da loro stessi. È, nella sostanza, la tutela che Kirkland ha preteso dai propri fornitori.

Più efficace. Nessun reparto tech da costruire. Tecnologia, team, manutenzione ed evoluzione nel tempo li mette a disposizione 4cAi. Lo Studio porta ciò che nessun fornitore può portare: il proprio sapere.

Più veloce. Non si parte da un progetto from scratch, ma da una piattaforma già in produzione, con un database di 7 milioni di fonti in costante aggiornamento. 4cAi è la soluzione scelta dalla più prestigiosa Università italiana nel mondo e da oltre 400 clienti.

C’è poi un vantaggio che va oltre la difesa. Uno Studio che possiede la propria AI può trasformarla in una practice legal tech da offrire ai clienti, con la garanzia (formale) che il “partner” non andrà mai a sviluppare un business di servizi legali sui clienti dello Studio. La tecnologia smette di essere il canale da cui il cliente potrebbe uscire. Diventa una ragione in più per restare.

Tre domande cruciali

Il mercato non chiederà agli studi se usano l’AI: lo darà per scontato. Chiederà di chi è l’AI su cui lavorano. Ogni managing partner dovrebbe sapersi rispondere su tre punti.

  1. Dove finisce il nostro know-how? Template, precedenti e playbook caricati su una piattaforma restano solo nostri, o migliorano un prodotto che i nostri clienti comprano?
  2. Chi possiede la relazione? Se il cliente lavora sulla stessa piattaforma che usiamo noi, il nostro valore aggiunto è visibile, misurabile, difendibile?
  3. Che cosa vendiamo tra tre anni? Ore, risultati o tecnologia? E chi ne controlla il prezzo?

Il Cavallo di Troia funzionò per una ragione semplice: furono i Troiani a portarlo dentro le mura. Gli studi hanno ancora l’asset che nessuna piattaforma può comprare, il proprio sapere. La partita è decidere chi lo possiede. E si gioca adesso.


  1. N. Huber, «Voice of experience: in-house legal teams face pros and cons of AI», Financial Times, 8 ottobre 2026, intervista a G. McCue, responsabile legal operations di Shell; v. anche M. Cannovale, «Shell ripensa la funzione legale: obiettivo costi giù del 40%», Inhousecommunity.it, 12 ottobre 2026.↩︎
  2. N. Huber, «Voice of experience: in-house legal teams face pros and cons of AI», Financial Times, cit., con le interviste ad A. Golovsky (IAG), R. Davies (Dentsu), S.-J. Davies (ArcelorMittal) e G. McCue (Shell). In Dentsu circa metà dei legali risparmia tra 4 e 8 ore a settimana; in ArcelorMittal il risparmio stimato è di 4-6 ore settimanali per legale.↩︎
  3. Straits Research, «Legal Services Market Size, Share & Trends Analysis Report», aggiornamento del 20 settembre 2026. Si tratta di stime commerciali, che divergono tra istituti: IMARC, «Legal Services Market Size, Trends & Growth Report 2034», ad esempio, valuta il mercato 856,8 miliardi di dollari nel 2025.↩︎
  4. Mordor Intelligence, «Legal Tech Market Size & Share Analysis: Growth Trends and Forecast (2026-2031)», aggiornamento dell’11 settembre 2026. Le Direzioni legali registrano il tasso di crescita più elevato tra gli utilizzatori finali (14,58% annuo); gli studi legali detenevano nel 2025 il 54,70% del mercato.↩︎
  5. Elaborazione su dati Straits Research e Mordor Intelligence, citt.: 38,67 / 1.120 miliardi di dollari = 3,45% (2026). Con la stima IMARC per il 2025 il rapporto sale a oltre il 4%.↩︎
  6. Deloitte Legal, «The AI Imperative: Reshaping of the Legal Industry», 2026; Deloitte UK, «AI set to reshape legal work, law firm pricing and legal careers», comunicato stampa del 9 luglio 2026. La survey è stata condotta tra aprile e maggio 2026 su 121 senior legal leader in UK e Irlanda, EMEA, APAC e Americhe.↩︎
  7. ACC ed Everlaw, «Generative AI’s Growing Strategic Value for Corporate Law Departments», 2025; Business Wire, «64% of In-House Counsel Expect GenAI to Reduce Reliance on Outside Counsel, 50% Expect Lower Outside Counsel Costs, ACC/Everlaw Survey Finds», 14 ottobre 2025. Rilevazione dal 18 giugno al 18 luglio 2025; il 72% dei rispondenti opera negli Stati Uniti; i confronti con l’anno precedente riguardano i soli rispondenti statunitensi.↩︎
  8. ACC ed Everlaw, cit., p. 19. Le percentuali indicano la quota di rispondenti che vede un’opportunità di internalizzare l’attività con l’ausilio della GenAI (domanda a risposta multipla).↩︎
  9. ACC ed Everlaw, cit., pp. 29 e 31.↩︎
  10. Harvey, «Harvey Raises $550M at a $15.5B Valuation to Help Legal Teams Own Their Intelligence», 9 settembre 2026; sull’operazione v. anche W. Lewallen, «Harvey hits $15.5bn valuation in largest fundraising round yet», Legal Business, 9 settembre 2026. I dati sui clienti sono dichiarati dalla società.↩︎
  11. A&O Shearman, «A&O Shearman and Harvey to roll out agentic AI agents targeting complex legal workflows», 6 aprile 2025; «A&O Shearman To Profit Share With Harvey on Agentic Tools», Artificial Lawyer, 7 aprile 2025.↩︎
  12. Linklaters, «Linklaters announces firmwide roll-out of Legora’s Generative AI platform», 22 settembre 2025.↩︎
  13. Harvey, «Slaughter and May Adopts Harvey Firmwide», 29 aprile 2026; «Slaughter and May goes firmwide with Harvey», Legal IT Insider, 30 aprile 2026. Lo studio continua a utilizzare anche Luminance e Microsoft Copilot: «Exclusive: Slaughter and May hires Anthony Vigneron as head of innovation», Legal IT Insider, 17 dicembre 2025.↩︎
  14. Harvey, «Harvey Raises $550M at a $15.5B Valuation to Help Legal Teams Own Their Intelligence», cit.; per il dato dell’agosto 2025, «Harvey Reaches $100m ARR + 42% of AmLaw 100», Artificial Lawyer, 4 agosto 2025.↩︎
  15. Legora, «Deloitte Legal and Legora join forces to drive the next wave of legal AI transformation», 8 settembre 2025. L’accordo riguarda il Regno Unito.↩︎
  16. P. Taberner, «Gen AI start-up Legora secures UK partnership with Deloitte Legal», Global Legal Post, 11 settembre 2025.↩︎
  17. Harvey, «Harvey AI FAQ» («Harvey does not use customer data or content for training»); Legora, «Security and compliance» («Legora will not use your data to train or fine tune any AI models»).↩︎
  18. «Harvey Hires Tara Waters», Artificial Lawyer, 3 marzo 2026. Su F. Pepper v. anche la scheda biografica di Legalweek.↩︎
  19. O. Attinger, «Harvey lands UK innovation leader Joe Cohen from Charles Russell Speechlys», Non-Billable, 17 febbraio 2026.↩︎
  20. «Harvey Hires Tara Waters», Artificial Lawyer, cit..↩︎
  21. «Joe Cohen joins Harvey as legal innovation partner», Legal IT Insider, 18 febbraio 2026; v. anche «Charles Russell Speechlys selects Harvey after multi-vendor evaluation», Legal IT Insider, 1° luglio 2025.↩︎
  22. Per Harvey, v. No Priors, «Scaling Legal AI and Building Next-Generation Law Firms with Harvey Co-Founder and President Gabe Pereyra», 5 dicembre 2025, capitolo «Why Harvey Isn’t Building a Law Firm» (min. 25:28).↩︎
  23. Training Data (Sequoia Capital), «How AI Breakout Harvey is Transforming Legal Services, with CEO Winston Weinberg», 11 marzo 2025, trascrizione. Nella stessa intervista Weinberg fa riferimento a «revenue split agreements with law firms».↩︎
  24. How I Invest with David Weisburd, E339, «From Zero to $100 Million in 18 Months: Inside Legora», 2 aprile 2026: «Why legal tech is a $1T opportunity, not just $40B».↩︎
  25. Legora, «Introducing Consumption-Based Pricing», 23 giugno 2026: «With CBP, you only pay for the work Agent Pro delivers».↩︎
  26. E. Weijtmans, Head of Technology di HVG Law, «What Harvey’s own models actually mean (and why now)», post su LinkedIn, 26 giugno 2026, a commento della conversazione con N. de Jong e R. Popov Ledinski (MPL Legal Tech Advisors) a LegalTechTalk 2026 sul tema «the Trojan horse question of vendors quietly eyeing the legal services market themselves»; conversazione integrale.↩︎
  27. M. Scarcella, «Law firm Kirkland to spend $500 million developing its own AI platform», Reuters, 28 maggio 2026, ripubblicato da Yahoo Finance.↩︎
  28. S. Ring e K. Wiggins, «Kirkland & Ellis to spend $500mn building its own AI technology», Financial Times, 27 maggio 2026, nella copia pubblicata da Kirkland & Ellis.↩︎
  29. E. Killelea e R. Strom, «Kirkland’s $500 Million AI Gambit Requires a Cast of Hundreds», Bloomberg Law, 15 giugno 2026; E. Killelea e R. Strom, «Kirkland, Palantir Launch AI Tool Targeting Fund Formation», Bloomberg Law, 4 giugno 2026.↩︎
  30. T. Martin, «The AI Law Professor: When a law firm’s $500 million bet on AI is still playing it safe», Thomson Reuters Institute, 18 giugno 2026.↩︎
  31. N. Di Molfetta, «AsKey, il sapere digitale di Chiomenti», Legalcommunity, 17 settembre 2026.↩︎
  32. L. Carrello, «Chiomenti lancia il sistema AsKey e fa uno scatto sull’intelligenza artificiale: i piani dello studio», Milano Finanza, 29 maggio 2026; «Ora legale», Milano Finanza, 30 maggio 2026.↩︎
  33. Ricavi 2025 dichiarati dallo studio (Reuters e Financial Times, citt.); l’Am Law 100 2026 indica 10,556 miliardi di dollari: «2026 Am Law 100: Kirkland Hits $10B, Wachtell Tops $12M Partner Pay», National Law Review, maggio 2026. Il Financial Times indica una spesa superiore a 100 milioni nel 2026; il Thomson Reuters Institute, cit., la stima «close to 1% of annual revenue».↩︎
  34. Financial Times, 27 maggio 2026, cit..↩︎
  35. Per un raffronto, nel 2024 le prime realtà italiane per fatturato si sono attestate tra 235 e 340 milioni di euro: «MAG: i primi 50 studi d’affari in Italia per fatturato. Deloitte supera i 300 mln. Il mercato vale 3,8 mld», Legalcommunity, 21 maggio 2025.↩︎
  36. N. Di Molfetta, «AsKey, il sapere digitale di Chiomenti», cit..↩︎
  37. «Kirkland, Palantir Launch AI Tool Targeting Fund Formation», Bloomberg Law, 4 giugno 2026, cit..↩︎
  38. Così N. Di Molfetta, «AsKey, il sapere digitale di Chiomenti», cit., che riferisce quanto riportato da Law.com.↩︎
  39. Financial Times, 27 maggio 2026, cit.; v. anche T. Martin, Thomson Reuters Institute, cit..↩︎

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