Il rischio più insidioso dell'intelligenza artificiale, per un professionista del diritto, non è quando sbaglia in modo evidente. È quando sembra avere ragione. Una risposta ben ordinata, coerente con la richiesta e formalmente corretta abbassa la guardia: la si...
APPROFONDIMENTI
Ricerca giurisprudenziale: banca dati, AI generalista e AI verticale a confronto
Abstract
La stessa ricerca giurisprudenziale condotta in parallelo con tre strumenti diversi: una banca dati tradizionale, un sistema di intelligenza artificiale generalista e 4cAi X, AI verticale per il settore legale. È questo il confronto che abbiamo realizzato insieme all’Avv. Michele Falzone e alla Dott.ssa Ludovica Fallavena di Giovanardi Studio Legale, per capire a partire da un caso reale quanto cambiano davvero tempi e qualità dei risultati a seconda dello strumento usato. La conclusione principale: non tutti gli strumenti sono uguali e non tutte le AI sono uguali. Ciascuna richiede un approccio diverso, restituisce risultati diversi e impone una valutazione critica diversa da parte del professionista.

Come evolve la ricerca normativa e giurisprudenziale con l’AI
Nel paradigma tradizionale della ricerca giurisprudenziale, l’avvocato opera secondo un modello operativo che potremmo definire “induttivo-deduttivo“. Questo approccio si caratterizza per una serie di fasi iterate in modo lineare:
- identificare le parole chiave
- interrogare le banche dati
- leggere i risultati in sequenza
- selezionare manualmente le sentenze pertinenti
- estrarne i passaggi rilevanti
- organizzare gli argomenti
È un processo lento, cognitivamente dispendioso, e particolarmente esposto alla fatica di selezione quando il materiale da esaminare è molto, con il rischio concreto di non avere il tempo di leggere provvedimenti rilevanti o di perdere il filo della strategia argomentativa complessiva.
Con l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale appositamente ideati per la ricerca giurisprudenziale argomentativa, invece, si assiste a una profonda evoluzione dell’attività professionale. L’avvocato non è più chiamato principalmente a individuare e selezionare manualmente i precedenti rilevanti, ma a governare il processo di costruzione del ragionamento giuridico, verificando criticamente le fonti e integrando, secondo il tradizionale metodo induttivo-deduttivo, fatti, norme e orientamenti giurisprudenziali in una strategia difensiva coerente.
Non tutte le AI, però, sono uguali: ciascuna richiede un approccio diverso, restituisce risultati diversi e impone una valutazione critica diversa da parte del professionista. Per verificarlo concretamente, abbiamo condotto la stessa ricerca con tre strumenti – banca dati tradizionale, sistema di AI generalista e sistema di AI verticale (4cAi X) con banca dati integrata – insieme all’Avv. Michele Falzone e alla Dott.ssa Ludovica Fallavena di Giovanardi Studio Legale.
Il caso: un’eccezione processuale da costruire
Il caso immaginato per la comparazione è questo: un creditore con più contratti di finanziamento scaduti nei confronti di più società appartenenti allo stesso gruppo societario, rappresentate dallo stesso avvocato. Il creditore ottiene in primo grado sentenza di condanna al pagamento degli importi non ancora rimborsati nei confronti di tutte le società debitrici. Le società debitrici impugnano la sentenza di primo grado riproponendo nei loro atti di appello le stesse eccezioni e argomentazioni giuridiche proposte in primo grado, con variazioni marginali che rendono persino difficile distinguere i diversi procedimenti.
Il primo obiettivo dell’avvocato è capire se quell’atto rispetti i requisiti formali imposti dall’art. 342 c.p.c., che nella formulazione vigente prescrive che l’appello deve essere motivato in modo chiaro, sintetico e specifico. Per ciascuno dei motivi, a pena di inammissibilità, l’appello deve individuare lo specifico capo della decisione impugnato e in relazione a questo deve indicare 1) le censure proposte alla ricostruzione dei fatti compiuta dal giudice di primo grado; 2) le violazioni di legge denunciate e la loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Se quei requisiti non sono rispettati, l’appello è inammissibile, ed è questa l’eccezione da valutare e, se del caso, utilizzare nel costruire la propria strategia difensiva.
Per farlo in modo solido, l’iter parte da una ricerca: trovare i precedenti giurisprudenziali che definiscono i criteri di specificità dei motivi, interpretano la norma nella sua versione attuale – oggetto di modifiche nel tempo – e forniscono argomenti spendibili davanti alla corte. È esattamente questa ricerca che è stata condotta con tre strumenti diversi.
Il confronto tra i tre metodi
I due professionisti hanno condotto la ricerca in parallelo con tutti e tre gli strumenti, tracciando tempi e risultati.
Con le banche dati tradizionali la ricerca parte da parole chiave. Inserendo “appello” e “inammissibilità” nelle banche dati pubbliche, si ottengono circa 900 sentenze di merito e 7.000 provvedimenti di legittimità. Aggiungendo il riferimento all’art. 342 c.p.c. si scende, rispettivamente, a 387 e a 215. Nelle banche dati a pagamento, partendo da circa 6.500 massime e decine di migliaia di provvedimenti, con ulteriori filtri su “motivi” e “342 c.p.c.”, si arriva a numeri più gestibili – intorno a 500 massime, 700 provvedimenti della Cassazione e 400 sentenze di merito – ma la selezione rimane in capo al professionista, sentenza per sentenza.
Il tempo complessivo stimato per arrivare a un testo dell’eccezione: circa tre ore.
Con sistemi di AI generalista i tempi di impostazione sono minimi – meno di un minuto per la redazione del prompt di avvio del lavoro – e il risultato restituito comprende una selezione di meno di dieci provvedimenti di legittimità. Il problema principale è la verifica: i provvedimenti selezionati dall’AI devono essere controllati uno per uno sulle banche dati pubbliche o a pagamento, perché i sistemi generalisti non garantiscono che i riferimenti esistano effettivamente. Nel test condotto dallo studio, la verifica ha richiesto tempo aggiuntivo, e uno dei cinque provvedimenti ha sollevato dubbi. Il tempo complessivo stimato: circa due ore.
Con 4cAi X, strumento di AI verticale per il settore legale utilizzato in questo confronto, la ricerca ha restituito circa 30 provvedimenti di Cassazione pertinenti, accompagnati ciascuno da una massima e da una nota di rilevanza per il caso specifico. I provvedimenti sono verificabili direttamente tramite link alle fonti. Il tempo complessivo stimato per arrivare all’eccezione: circa un’ora.
| Strumento | Tempo impiegato | Numero di sentenze e precedenti trovati | Qualità complessiva |
| Banca dati tradizionale | 3 ore | 500 massime; 700 provvedimenti della Cassazione; 400 sentenze di merito | Non calcolata |
| AI generalista | 2 ore | <10 provvedimenti della Cassazione, da verificare | 8/10 |
| 4cAi X | 1 ora | 30 provvedimenti della Cassazione pertinenti | 10/10 |
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Avvertenza metodologica
I risultati riportati derivano da una prova effettuata dagli autori su un caso specifico e con determinate impostazioni di ricerca. Numeri, tempi e provvedimenti individuati hanno carattere meramente indicativo ed esemplificativo e possono variare in funzione delle banche dati, degli strumenti utilizzati, delle parole chiave impiegate e del momento in cui la ricerca viene eseguita. Le evidenze illustrate costituiscono pertanto un caso di studio e non una rilevazione statistica o esaustiva della giurisprudenza rilevante.
***
Come funziona la ricerca su uno strumento verticale
La differenza di risultato non è casuale: dipende dal modo in cui il sistema è costruito. 4cAi X lavora su una banca dati giuridica strutturata e costantemente aggiornata – normativa, giurisprudenza, provvedimenti amministrativi – e applica una fase di controllo (tecnicamente: parsing) che verifica l’esistenza di ogni riferimento normativo e giurisprudenziale prima di includerlo nell’output. Un provvedimento non presente in banca dati non viene restituito.
Per ogni sentenza, il sistema produce una massima strutturata secondo i criteri del Massimario della Suprema Corte di Cassazione, in quattro componenti:
- Fatto
- Incipit con le parole chiave classificatorie
- Principio di diritto
- Decisum, con la sintesi del dictum giudiziale
Questo consente al professionista di valutare rapidamente la pertinenza di ciascun risultato senza dover leggere ogni provvedimento per intero. Ogni sentenza resta in ogni caso accessibile tramite link diretto.
L’Avv. Falzone ha sottolineato un aspetto metodologico rilevante: la ricchezza del risultato dipende anche da come viene formulata la richiesta. Specificare il tipo di giurisprudenza desiderata (solo legittimità, o anche merito), l’arco temporale, il riferimento normativo preciso: tutti questi elementi orientano il sistema verso un output più mirato. Non si tratta di delegare la ricerca, ma di guidarla.
Uno degli elementi più interessanti emersi dalla presentazione del caso è infatti proprio la chiarezza con cui i due professionisti descrivono il proprio ruolo. Lo strumento ha prodotto una prima versione dell’eccezione – strutturata con premessa, fatto, diritto, fondamento normativo, orientamento della Cassazione, requisiti di specificità, conclusioni – che ha funzionato come punto di partenza. Ma il testo finale, per essere utilizzabile in udienza, richiede la conoscenza dei fatti di causa, la valutazione di quali argomenti stressare maggiormente, la sensibilità su come si orienta il giudice di quella specifica Corte d’appello.
Come ha osservato l’Avv. Falzone, nessuna AI può sostituire quella parte del lavoro. Può invece liberare tempo che il professionista può reinvestire esattamente lì: nella strategia, nella valutazione, nel ragionamento giuridico.
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Maggiori informazioni su 4cAi X
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