APPROFONDIMENTI

| Mag 27, 2026

L’avvocatura parla al futuro e l’AI è sempre più centrale

Pillole dalla Talk to the Future 2026
di Redazione 4cAi

Abstract

In un anno, la quota di avvocati che non usava l’AI è passata dal 72% a meno della metà. Il cambiamento c’è, ed è rapido. Ma adottare uno strumento non significa usarlo bene. Durante la Talk to the Future Week organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Milano, 4cAi ha portato in aula casi reali per mostrare cosa distingue un utilizzo efficace dell’AI legale da uno superficiale: non la piattaforma, ma il metodo.

Nel 2025 il 72,3% degli avvocati non utilizzava l’intelligenza artificiale nella propria attività professionale; 1 professionista su 6 dichiarava di non volerla adottare in futuro. Un anno dopo, il rapporto Censis sull’Avvocatura scatta una fotografia completamente diversa: oggi più della metà ha adottato l’AI. È il segnale evidente di un cambiamento in atto e di una sempre maggiore apertura all’innovazione. La domanda per molti non è più quindi “se usare l’AI” ma “come farlo bene”.

Su questo leitmotiv si è sviluppato il confronto tra istituzioni, operatori e professionisti portato avanti durante la Talk to the Future Week, organizzata dall’Ordine degli Avvocati di Milano dal 18 al 22 maggio. Da questa settimana, che ha visto 4cAi coinvolta come main sponsor, ci portiamo a casa diversi spunti di riflessione.

 

Tecnologia e formazione: binomio fondamentale

Il quadro delineato dal Rapporto Censis evidenzia la crescente capacità della professione di adattarsi e innovare. È sempre più diffusa, soprattutto tra i più giovani, la convinzione che l’AI aiuti non solo a efficientare i flussi di lavoro, riducendo soprattutto i tempi, ma anche a migliorare la qualità dei servizi offerti.

Cosa distingue però un utilizzo efficace da uno superficiale dell’AI? Alessandro Renna, Founder e CEO di 4cAi, ha evidenziato come a fare la differenza non sia la piattaforma in sé, ma la qualità degli elementi su cui si basa: dati affidabili, prompt ben costruiti, strumenti progettati per i flussi di lavoro reali del professionista legale.

C’è però un nodo che la sola tecnologia non risolve: la fatica cognitiva del cambiamento. Accompagnare i professionisti in questa transizione, non solo fornire lo strumento, è la direzione che orienta la Scuola Italiana dell’AI Legale, e il lavoro quotidiano di 4cAi. D’altro canto, lo stesso Censis evidenzia come il 47,1% degli avvocati che incontra difficoltà nell’avvicinarsi a questi strumenti individui nella limitata conoscenza tecnica e nella carenza di formazione le principali barriere all’adozione.

A partire da questa necessità, con la Scuola abbiamo sviluppato un metodo replicabile basato su 5 paradigmi d’uso dell’AI: analisi, redazione, revisione, ricerca e brainstorming. Si tratta degli archetipi ricorrenti del lavoro giuridico, le domande che ogni avvocato si pone ogni giorno, a cui corrispondono approcci specifici e distinti nell’uso dell’intelligenza artificiale. Questo stesso know how l’abbiamo poi proposto sul palco della Talk to the Future, in 4 sessioni formative incentrate su casi realmente affrontati da avvocati.

Siamo partiti nella prima sessione con l’analisi di un framework contrattuale per un’azienda: un caso multidisciplinare complesso che richiedeva una valutazione rapida e strutturata. L’Avv. Valentina Botte, incaricata dall’azienda, ha utilizzato il sistema di AI legale 4cAi X per svolgere 3 tipologie di analisi: strutturale, di coerenza e di conformità. Grazie al metodo della Scuola e a un utilizzo efficace dell’AI, è riuscita a lavorare con la tempestività richiesta e a comprendere meglio gli aspetti più tecnici e meno strettamente giuridici del set documentale sottoposto.

Durante il secondo laboratorio, con l’Avv. Franca Casorati abbiamo affrontato la redazione documentale: dalla prima bozza al controllo qualità, passando per la revisione in modalità tracciata. I due casi studio presentati dall’avvocato – uno in ambito giudiziale, l’altro in ambito stragiudiziale – ci hanno permesso di quantificare con precisione l’effettivo beneficio dell’uso di un sistema di AI verticale come 4cAi X: tecnologia e metodo consentono infatti di risparmiare l’80% del tempo.

Siamo poi passati nel terzo incontro alla ricerca normativa e giurisprudenziale, una delle attività tradizionalmente più dispendiose in termini di tempo per un avvocato. Con l’Avv. Michele Falzone e la Dott.ssa Ludovica Fallavena di Giovanardi Studio Legale abbiamo lavorato a una ricerca sull’eccezione di inammissibilità dell’atto di appello ex art. 342 c.p.c. confrontando 3 metodi di lavoro:

  1. banca dati tradizionale
  2. AI generalista
  3. AI verticale con banca dati integrata, 4cAi X

Da un punto di vista quantitativo, i professionisti hanno rilevato un notevole risparmio di tempo: dalle 3 ore con il metodo 1 a circa un’ora con 4cAi X. Dal punto di vista qualitativo, hanno sottolineato come con un sistema di AI legale con banca dati integrata migliorino in modo significativo accuratezza, rilevanza e fruibilità dei risultati.

Durante l’ultima sessione formativa, abbiamo esplorato il paradigma del brainstorming: meno ovvio ma molto concreto. Con lo strumento e i prompt giusti, l’avvocato può avvalersi del supporto dell’AI anche per preparare una negoziazione, definire una strategia giudiziale o strutturare un’impugnazione in poco tempo e con spunti puntuali e brillanti. Alessandro Renna e Giovanni Scielzo hanno mostrato il metodo Scuola direttamente sul software 4cAi X.

 

Un metodo che cresce con chi lo usa

Le occasioni di confronto offerte dalla Talk to the Future Week ci hanno permesso di ribadire un concetto fondamentale: la differenza non la fa lo strumento, ma il modo in cui lo si usa. E perché un professionista lo usi davvero, lo strumento deve adattarsi al suo lavoro, non il contrario.

Cambiare è già difficile di per sé; se farlo significa anche imparare tutto da zero, la maggior parte dei professionisti non lo farà mai. È per questo che 4cAi lavora su entrambi i fronti: una tecnologia costruita intorno ai flussi reali dello studio – 4cAi X – e un metodo formativo che parte dai casi concreti di chi è in aula – la Scuola Italiana dell’AI Legale.

Lo ha ricordato in modo preciso Alessandro Renna durante uno degli incontri: «La caratteristica distintiva del progetto è affrontare la sfida insieme: tecnologia e professionisti che si migliorano reciprocamente». In fondo, la domanda che ci ha accompagnati in questa settimana di eventi – non più se usare l’AI, ma come farlo bene – trova risposta proprio qui: nel dialogo continuo tra chi sviluppa gli strumenti e chi li mette alla prova ogni giorno in studio.

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