L’AI nel lavoro legale richiede competenze specifiche: pensare che basti saper scrivere un buon prompt è probabilmente la semplificazione più diffusa, ed è anche una delle più fuorvianti. Nella pratica professionale, l’intelligenza artificiale non è uno strumento che...
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Avvocati e AI: i dati del Rapporto Censis 2025
Abstract
Il Rapporto sull’Avvocatura 2025, giunto alla nona edizione, dedica un capitolo intero all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella professione forense, indicandola tra le “sfide e opportunità” per gli avvocati. Il trend è positivo rispetto allo scorso anno ma si registra ancora molta resistenza. Mancanza di formazione e di reale consapevolezza delle potenzialità dell’AI, unitamente ai costi, sono tra i principali ostacoli per gli avvocati intervistati.
In questo articolo una sintesi dei dati emersi dal Rapporto Censis-Cassa Forense e alcune nostre considerazioni.

Il livello di adozione dell’AI tra gli avvocati
Nonostante la crescente attenzione mediatica e istituzionale, il 72,3% degli avvocati non utilizza ancora strumenti di Intelligenza Artificiale. Lo rivela la nona edizione del Rapporto Censis-Cassa Forense, presentato a Roma il 2 aprile, che dedica un intero capitolo al rapporto tra avvocati ed AI.
Sorprende quindi che a utilizzare attivamente questi tool nelle attività professionali quotidiane sia poco più di un professionista su 3. Il numero potrebbe aumentare in futuro perché il 31,7% sta considerando di cominciare a integrare questa tecnologia nel proprio lavoro nel prossimo futuro.
Tuttavia, un 17% dichiara con chiarezza di non voler adottare l’AI in futuro, dato che evidenzia un blocco culturale che potrebbe penalizzare la competitività degli studi legali italiani nel lungo periodo. Le ragioni dietro questa resistenza non sono approfondite, ma potrebbero influire la scarsa conoscenza delle potenzialità dell’AI, il timore di perdere il controllo su processi chiave e la convinzione che l’attività legale sia difficilmente automatizzabile.
Come usano l’AI gli avvocati? La ricerca giurisprudenziale domina
Tra coloro che hanno integrato l’AI nel proprio lavoro, la funzione più utilizzata è la ricerca giurisprudenziale, indicata dal 19,9% degli avvocati. Risultato prevedibile in quanto strumenti avanzati di AI consentono di analizzare e confrontare velocemente grandi quantità di sentenze e testi normativi, riducendo significativamente i tempi di ricerca.
Altre applicazioni includono:
- Automazione della redazione di documenti e contratti (5%)
- Analisi predittiva sugli esiti dei contenziosi (1,2%)
- Supporto alle attività amministrative (1%)
Un aspetto interessante che emerge dal Rapporto sull’Avvocatura 2025 riguarda la distribuzione del fatturato tra attività giudiziale e stragiudiziale. Gli avvocati che utilizzano l’AI hanno un business più bilanciato (54,6% giudiziale vs 45,4% stragiudiziale), mentre chi non la usa dipende maggiormente dalla componente giudiziale (60% giudiziale). Appare evidente che l’intelligenza artificiale stia avendo un impatto più marcato nelle attività di consulenza e assistenza legale preventiva rispetto alla tradizionale attività contenziosa che richiede competenze umane specifiche, capacità di negoziazione, strategia e interpretazione giuridica in tempo reale.
Gli avvocati che usano l’AI potrebbero inoltre avere una visione più innovativa della professione e quindi diversificare il proprio modello di business a favore di un maggiore bilanciamento tra le due componenti.
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Disparità generazionali e geografiche: un divario evidente
L’adozione dell’AI non è uniforme tra gli avvocati italiani. Il rapporto evidenzia un forte divario generazionale e territoriale:
- Gli under 40 sono i principali utilizzatori (37,4%), mentre tra gli over 40 la percentuale scende sensibilmente;
- Il Nord-Ovest è l’area con la più alta adozione (31,3%), mentre il Sud e le isole rimangono indietro (24,7%).
Questi dati indicano che i professionisti più giovani, probabilmente più avvezzi alla tecnologia, sono più propensi a sperimentare nuove soluzioni. Allo stesso tempo, le disparità territoriali suggeriscono la necessità di una maggiore diffusione di formazione e strumenti accessibili su tutto il territorio nazionale.
Gli ostacoli all’implementazione: non solo formazione
Tra le principali barriere all’adozione dell’AI spicca la mancanza di formazione adeguata. Molti avvocati non hanno ancora avuto l’opportunità di comprendere pienamente come queste tecnologie possano supportare il loro lavoro.
Altri fattori che frenano l’adozione sono:
- Costo degli strumenti IA, ancora percepito come elevato per piccoli studi legali;
- Resistenza culturale e abitudini consolidate, che portano molti professionisti a diffidare dell’automazione;
- Questioni etiche e normative, legate alla trasparenza delle decisioni algoritmiche e alla protezione dei dati sensibili.
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Dal 2024 al 2025: un cambiamento di prospettiva
Rispetto all’anno precedente, l’AI ha guadagnato molto più spazio nel Rapporto sull’Avvocatura a cura di Cassa Forense e Censis, a conferma di una maggiore attenzione da parte del settore. Il numero di avvocati che utilizza questi strumenti è cresciuto e, soprattutto, la percezione è diventata più positiva.
Nel 2024, il 58,7% degli avvocati vedeva l’AI come un’opportunità, mentre il 32,1% la considerava una minaccia. Nel 2025, il dibattito si è spostato sulla previsione dell’impatto, con il 25,8% degli avvocati che ritiene che l’IA trasformerà significativamente la professione.
L’impatto futuro: rivoluzione o semplice supporto?
Le opinioni degli avvocati sull’impatto futuro dell’AI sono divise:
- Come detto, il 25,8% (circa un professionista su 4) ritiene che avrà un impatto significativo, cambiando il modo in cui si svolge la professione;
- Il 27,3% pensa che si limiterà ad automatizzare compiti ripetitivi, senza un impatto rivoluzionario;
- Il 9,8% ritiene che avrà un ruolo marginale.
Chi già utilizza l’AI tende a vederla principalmente come uno strumento complementare di supporto decisionale (34,1% contro il 19,7% di chi non la usa). Chi non utilizza l’AI, invece, è più propenso a considerarne minimo l’impatto nella pratica legale (11% contro il 6,6% degli utilizzatori) e a ritenere che potrebbe ridurre la necessità di avvocati in certi settori creando però nuove opportunità (10,2% contro l’8,1%). Interessante notare che tanto utilizzatori quanto non utilizzatori hanno percentuali simili (rispettivamente 24,7% e 26,2%) riguardo alla convinzione che l’AI trasformerà significativamente la professione.
Conclusioni
Il Rapporto sull’Avvocatura 2025 evidenzia un settore in trasformazione, ma ancora lontano da una piena integrazione dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, la percezione sta cambiando, e chi ha adottato l’AI sta sperimentando benefici concreti, soprattutto in termini di ottimizzazione del lavoro.
Le sfide rimangono, ma il futuro dell’avvocatura italiana passerà inevitabilmente dall’innovazione tecnologica. La formazione, la riduzione dei costi e una maggiore diffusione della cultura digitale saranno i fattori determinanti per accelerare questa transizione.
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